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Sono state prese in considerazione le vaste problematiche che si presentano in tali contesti fra le quali la protezione dei manufatti di pregio durante gli spostamenti, cioè nei momenti di massimo rischio per la conservazione, l’inibizione dei fenomeni corrosivi dei materiali metallici sia nel periodo antecedente il restauro che in quello postumo ed infine la necessità di creare all’interno dell’imballaggio un’atmosfera modificata caratterizzata dalla dovuta umidità.
Molte delle alterazioni a cui vanno soggette le opere d’arte ed i reperti archeologici di qualsiasi materiale essi siano costituiti, dipendono direttamente o indirettamente dal contenuto di umidità sia del materiale stesso sia dell’ambiente in cui sono situati; di conseguenza la loro conservazione richiede in ogni caso un attento esame della situazione termoigrometrica generale.
Tra l’umidità contenuta all’interno di un materiale, quella della sua superficie e quella nell’ambiente di conservazione dell’opera, vengono a stabilirsi stretti rapporti di equilibrio i quali rendono di solito molto complesso il quadro generale della situazione microclimatica.
Il tenore di umidità, le eventuali sue variazioni e la frequenza di tali variazioni possono essere causa o costituire concausa, di alterazioni di vario genere quali quelle fisiche, chimiche, biologiche.
Molti materiali possiedono infatti strutture di natura idrofila tali da risultare profondamente sensibili agli effetti dell’umidità; di conseguenza si possono instaurare ad esempio variazioni dimensionali che portano a rigonfiamenti, deformazioni, rotture e in generale a modifiche della struttura o della forma del materiale.
Altre alterazioni fisiche possono consistere in cambiamenti della flessibilità e della resistenza meccanica, perdita di adesione che può dar seguito a fenomeni di distacco, opacizzazione di film sottili trasparenti, solubilizzazione, migrazione e ricristallizzazione di sali.
Anche l’instaurarsi e il procedere di molte reazioni chimiche è fortemente influenzato dalla presenza di umidità, ad esempio le reazioni di idrolisi, di scambio e la maggior parte di quelle ossido-riduttive.
In tal senso l’azione si esplica anche su materiali non porosi come ad esempio i metalli sotto forma di corrosioni, formazione di patine e di concrezioni.
Infine è ben noto il ruolo determinante dell’umidità per lo sviluppo di muffe, batteri e microrganismi in genere da cui derivano spesso dannosi processi di alterazione.
Misura dell’umidità ambientale
L’igrometria è la scienza che studia la determinazione del contenuto di vapore acqueo nell’atmosfera o nei materiali.
L’aria da cui siamo circondati è costituita da un miscuglio di aria secca e vapore acqueo (5 ÷ 25 gr/m3).
Il vapore acqueo viene assorbito dall’aria in quantità dipendenti dalle condizioni ambientali determinandone un aumento del contenuto di umidità.
La massima quantità di vapore che l’aria può assorbire è chiamata quantità di saturazione ed è funzione crescente della temperatura a parità di volume.
Se la quantità di vapore acqueo contenuta in un volume di aria satura ad una determinata temperatura aumenta, il vapore condensa passando allo stato liquido.
Definizioni
Umidità assoluta (UA):
Quantità di vapore acqueo contenuto in un m3 di aria espressa in g/m³.
Umidità relativa (UR):
Rapporto tra umidità assoluta e la quantità di saturazione solitamente espresso in %. UR = UA/quantità di saturazione
Saturazione:
Una massa d’aria, ad una determinata temperatura si dice satura quando contiene la massima quantità di vapore acqueo che può essere presente a quella temperatura (a una data pressione).
Se si aumenta la quantità di vapore acqueo o si abbassa la temperatura dell’aria, il vapore condensa e torna allo stato liquido.
Temperatura di rugiada:
E’ la temperatura di saturazione, cioè la temperatura limite al di sotto della quale l’aria umida, raffreddandosi, forma condensa.
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Ad esempio per una temperatura dell’aria di 20 °C si ha una quantità di saturazione di 18,5 g/m3, quindi:
UR = UA/quantità di saturazione = 9/18,5 = 50% ca.
Al fine di minimizzare i danni provocati dall’umidità vengono comunemente impiegati dei sali disidratanti; ad esempio Arkpac disidratante (gel di silice a base di argilla attiva) assorbe oltre il 40% del suo peso in atmosfera di UR; il gel di silice è chimicamente inerte, non corrosivo, non si agglomera e mantiene il suo aspetto secco anche a saturazione avvenuta.
La quantità di disidratante da porre all’interno dell’imballo dipende da:
P: permeabilità effettiva (gr/m2 in 24h)
S: superficie totale dell’involucro (m2)
T: tempo di stoccaggio e trasporto (h)
C: peso dei materiali di riempimento (Kg)
Q: unità disidratanti da introdurre nell’imballaggio
Per ottenere un tasso di UR inferiore al 30% la quantità Q viene calcolata come segue: |
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Di seguito vengono elencati i coefficienti di permeabilità all’umidità relativa (P) dei principali prodotti usati:
Accoppiato barriera: 0,01 - 0,05 gr/m2 in 24h
Cartone: 0,3 gr/m2 in 24h
Polietilene: 3 gr/m2 in 24h
La gamma dei prodotti arkpac comprende:
- Accoppiati barriera
- - arkpac metallizzato
- - arkpac Pap
- Disidratanti, indicatori di umidità e strumentazione termoigrometrica.
- - arkpac disidratante
- Anticorrosivi VCI
- - arkpac VCI
- Film plastici e tele modellabili termosaldabili
- Antiurto e indicatori di rovesciamento
- - arkpac agglomerato
- Imballaggi e scatole in cartone ondulato di varie forme e misure utilizzabili per ogni esigenza
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